Dalla carta fisica all’identità digitale: il percorso

Fronte della carta d'identità elettronica italiana, chiave dell'identità digitale dei cittadini

Per decenni dimostrare chi siamo ha voluto dire mostrare un documento di carta rilasciato dal proprio Comune. Oggi l’identità digitale passa da un microchip nel documento, da credenziali per accedere ai servizi online e presto da un portafoglio digitale sullo smartphone. In questo articolo ripercorriamo le tappe di questa trasformazione in Italia e in Europa: dal passaporto elettronico alla carta d’identità elettronica, da SPID al regolamento eIDAS, fino all’IT-Wallet e alla fine della carta d’identità cartacea.

La carta d’identità cartacea e la scadenza del 3 agosto 2026

Un documento al capolinea

La carta d’identità cartacea è stata per generazioni il documento di riconoscimento più diffuso tra gli italiani. Con la circolare n. 8/2026 il Ministero dell’Interno ha ricordato che, in base al Regolamento (UE) 2025/1208, le carte d’identità che non rispettano gli standard europei di sicurezza, come quelle cartacee, restano valide solo fino al 3 agosto 2026. Lo stesso regolamento ha sostituito il precedente Regolamento (UE) 2019/1157, dichiarato invalido dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel 2024.

Carta d'identità cartacea italiana, valida per l'espatrio fino al 3 agosto 2026
Foto: Gaspardo85, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0

Cosa cambia per i cittadini

Come ricorda la Farnesina, dal 3 agosto 2026 la carta cartacea non è più valida per l’espatrio. Il decreto-legge n. 108 del 2026 ha poi previsto che una carta cartacea non ancora scaduta possa essere usata fino al 31 gennaio 2027 per alcuni servizi essenziali, come quelli della pubblica amministrazione, sanitari, previdenziali, postali e bancari, ma secondo Poste Italiane non per sottoscrivere nuovi contratti, inclusa l’attivazione di SPID. Il passaggio alla CIE, per chi non l’ha ancora fatto, è quindi il primo passo concreto verso l’identità digitale.

Il chip entra nei documenti: il passaporto elettronico

Dal 26 ottobre 2006

Il primo documento italiano di massa a integrare un microchip è stato il passaporto elettronico. Come annunciato dalla Polizia di Stato, dal 26 ottobre 2006 Questure e uffici consolari hanno iniziato a rilasciare un nuovo modello di passaporto, dotato di caratteristiche di stampa anticontraffazione e di un microprocessore che registra i dati, certificati elettronicamente, del titolare e dell’autorità che ha rilasciato il documento. Il comunicato precisava che anche le impronte digitali avrebbero potuto essere inserite nel microprocessore, dopo l’adozione di un apposito regolamento europeo.

Copertina del passaporto elettronico italiano
Foto: Fred the Oyster, da una foto di Alblefter, Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0

Un progetto europeo

L’emissione del passaporto elettronico rispondeva a un impegno comune europeo e aveva anche una ricaduta pratica immediata: dal 26 ottobre 2006, ricordava la Polizia di Stato, l’ingresso o il transito negli Stati Uniti senza visto, nell’ambito del Visa Waiver Program, era consentito solo ai titolari di passaporto elettronico o di alcuni modelli precedenti rilasciati entro date stabilite. Al progetto avevano contribuito l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, il CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) e l’Ufficio del Garante per la protezione dei dati personali.

La CIE: una smart card in tasca

Le prime sperimentazioni

L’Italia ha cominciato a sperimentare una carta d’identità elettronica molto prima della versione attuale. In un comunicato del luglio 2002 il Ministero dell’Interno dava conto di una prima sperimentazione in 83 Comuni, con circa 170.000 carte emesse, e avviava una seconda fase con 55 Comuni e l’obiettivo di emettere 2.800.000 carte entro la fine del 2003.

Prima versione della carta d'identità elettronica italiana
Foto: Asþont, Wikimedia Commons, licenza CC0

La CIE di nuova generazione

La CIE attuale è stata introdotta dal decreto-legge n. 78 del 2015, con regole tecniche fissate dal decreto ministeriale del 23 dicembre 2015. Secondo il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, la sua emissione è partita il 4 luglio 2016 in 199 Comuni. Il documento è rilasciato dal Ministero dell’Interno e prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Com’è fatta

Dal punto di vista tecnico la CIE è una vera smart card. Il sito ufficiale della carta la descrive come una tessera in policarbonato da 85,60 × 53,98 mm, con dati incisi al laser e un microchip senza contatti conforme alle specifiche ICAO 9303. Il chip conserva i dati del titolare, comprese le impronte digitali, che possono essere lette solo dalle autorità autorizzate. Per leggerlo serve una chiave: il codice CAN stampato sulla carta oppure i dati della zona a lettura ottica MRZ. Il chip può essere letto anche da uno smartphone dotato di NFC, la stessa tecnologia di prossimità usata per i pagamenti contactless.

Validità

La durata della CIE dipende dall’età del titolare: la carta scade al primo compleanno dopo 3 anni dall’emissione per i bambini con meno di 3 anni, dopo 5 anni per chi ha tra 3 e 18 anni e dopo 9 anni per tutti gli altri. Secondo la Farnesina, le CIE rilasciate dal 30 luglio 2026 a chi ha compiuto 70 anni hanno invece validità illimitata.

Dal documento al login: SPID e CIE per i servizi online

Il Sistema Pubblico di Identità Digitale

La seconda metà della storia riguarda l’accesso ai servizi online. Il Sistema Pubblico di Identità Digitale, SPID, regolato dal DPCM del 24 ottobre 2014, consente di accedere con un’unica credenziale ai servizi digitali delle amministrazioni locali e centrali, ai servizi pubblici degli altri Stati membri dell’Unione europea e a quelli di imprese o commercianti che l’hanno scelto come strumento di identificazione. A differenza della CIE, SPID non è un documento fisico: è una credenziale, formata da username e password, che rappresenta l’identità digitale e personale del cittadino.

Entrare con la CIE

La CIE permette anch’essa di autenticarsi ai servizi online, in Italia e nei Paesi dell’Unione europea, con tre livelli di sicurezza crescente. Il livello 1 prevede username e password; il livello 2 aggiunge un secondo fattore che certifica il possesso di un dispositivo, come un codice temporaneo OTP o la scansione di un QR code; il livello 3 richiede di leggere la carta con un lettore o con uno smartphone dotato di NFC. Con l’app CieSign, inoltre, la carta consente di apporre una firma elettronica avanzata sui documenti. È qui che la tessera fisica e l’identità digitale si incontrano: il chip della carta diventa la chiave per entrare nei servizi digitali.

Da eIDAS al portafoglio europeo di identità digitale

Il regolamento del 2014

L’Unione europea ha creato un quadro comune con il Regolamento (UE) n. 910/2014, noto come eIDAS, adottato il 23 luglio 2014. Secondo la Commissione europea, dal 2018 il riconoscimento reciproco delle identità elettroniche notificate dagli Stati membri è diventato obbligatorio.

Palazzo Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea che guida il portafoglio europeo di identità digitale
Foto: KenSwe72, Wikimedia Commons, licenza CC BY 4.0

Il Regolamento (UE) 2024/1183

Il passo successivo è il Regolamento (UE) 2024/1183, entrato in vigore il 20 maggio 2024, che ha aggiornato eIDAS e introdotto il portafoglio europeo di identità digitale. Secondo la Commissione europea, entro la fine del 2026 ogni Stato membro deve mettere a disposizione dei cittadini almeno un portafoglio. Il wallet collegherà l’identità digitale nazionale ad altri attributi personali, come patente, titoli di studio e conti bancari, e permetterà di firmare gratuitamente con firma elettronica qualificata per usi non professionali.

IT-Wallet: i documenti sullo smartphone

In Italia il percorso verso il portafoglio digitale è partito con l’IT-Wallet. Dal 4 dicembre 2024, come annunciato da PagoPA, con la funzione “Documenti su IO” nell’app IO è possibile aggiungere la versione digitale della patente di guida, della Tessera Sanitaria-TEAM e della Carta Europea della Disabilità. Il servizio è gratuito e facoltativo e si attiva accedendo all’app con CIE o SPID. Il progetto è coordinato dal Dipartimento per la trasformazione digitale, con PagoPA e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Cosa resta della carta fisica

Il percorso dalla carta all’identità digitale non cancella il documento fisico: lo trasforma. La CIE resta una tessera da portare con sé, ma è anche la chiave che apre SPID, i servizi online e l’app IO, mentre il passaporto custodisce i dati del titolare in un microprocessore. Alla base di tutto c’è la tecnologia delle smart card, nata alla fine degli anni Settanta con le carte a microprocessore di Bull CP8, come raccontiamo nell’articolo dedicato a Bull CP8 e al sistema operativo delle prime smart card. Per approfondire il quadro europeo puoi seguire la categoria Identità Digitale Europea, mentre la storia dei chip è raccolta nella categoria Smart Card e NFC.

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