Incard SpA: il sesto produttore mondiale di smart card

Chip di una smart card appoggiato su una moneta per mostrarne le dimensioni

Quando si parla di smart card si pensa subito a nomi francesi e tedeschi. Eppure, tra gli anni Novanta e i primi Duemila, una delle aziende più importanti del settore aveva sede in Campania. Incard SpA, con lo stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, nel 2002 risultava il sesto produttore mondiale di carte secondo Gartner Dataquest. In questo articolo raccontiamo l’azienda: come è nata, cosa produceva, chi la guidava e perché nel 2003 STMicroelectronics ha deciso di acquisirla. Il contesto storico più ampio, dai primi brevetti a Bull CP8, è raccontato nella nostra storia delle smart card.

La nascita di Incard nel 1995

Una joint venture tra Napoli e la California

Incard SpA fu presentata alla stampa a metà settembre 1995. Secondo Milano Finanza, la società era stata costituita nel giugno precedente come joint venture tra due soci molto diversi. Il primo era IPM Group di Napoli, che il giornale definiva leader in Italia nella telefonia pubblica. Il secondo era US3 di Santa Clara, in California, descritta come il maggiore produttore americano di carte a chip e leader mondiale nelle carte per la televisione a pagamento.

Scorcio di Marcianise, in provincia di Caserta, sede dello stabilimento Incard
Foto: Gianfranco Vitolo from Sarno (Sa), Italia, Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0

Capitale e assetto societario

Il capitale iniziale era di 20,6 miliardi di lire, detenuto per il 51% da IPM Group e per il 49% da US3. Al momento della presentazione Incard veniva indicata come la prima società italiana produttrice di carte a chip: fino ad allora, gran parte delle carte usate in Italia veniva prodotta all’estero.

Le ambizioni iniziali

Le dichiarazioni dell’epoca raccontano un progetto ambizioso. La produzione nello stabilimento di Marcianise doveva partire all’inizio di novembre 1995; l’azienda contava di raggiungere l’utile nel 1997 e indicava tra gli obiettivi la quotazione al Nasdaq entro il 2000. Non abbiamo trovato riscontri che la quotazione sia poi avvenuta.

I primi clienti e i primi mercati

Ordini dall’estero prima che dall’Italia

L’amministratore delegato di allora, Amedeo D’Angelo, raccontava che il primo ordine era arrivato dal Messico, seguito da Russia e Cina. È un dettaglio significativo: Incard SpA nasceva già con una vocazione internazionale, in un mercato in cui i grandi clienti, come operatori telefonici e banche, acquistavano su scala globale.

La carta per Autostrade

In Italia, il primo cliente annunciato era la società Autostrade, che aveva commissionato la progettazione di una carta elettronica destinata a sostituire la Viacard e a consentire anche il pagamento dei servizi Autogrill. All’epoca si ipotizzava inoltre che TIM, allora gestore pubblico del GSM, potesse in futuro rivolgersi a Incard per le carte dei telefoni cellulari, che in quel periodo venivano prodotte in Germania.

Un mercato in forte crescita

Il contesto era favorevole. Gli articoli dell’epoca descrivevano il mercato delle carte a chip come in forte crescita a livello mondiale, spinto dalla telefonia pubblica con le carte prepagate, dalla nascente telefonia mobile e dalle prime applicazioni bancarie e di trasporto.

La crescita nel mercato telecom

Carte prepagate e moduli SIM

Negli anni successivi Incard SpA costruì il proprio punto di forza nel settore delle telecomunicazioni. Nel comunicato del 2003, STMicroelectronics descriveva un’ampia gamma di prodotti: carte, software e kit di sviluppo per diverse applicazioni delle smart card, con un’attenzione particolare alle carte telefoniche prepagate e ai moduli SIM. Per capire perché la SIM sia una smart card a tutti gli effetti, rimandiamo al nostro approfondimento su come funziona una carta SIM.

Nano SIM di un operatore mobile, mercato telecom delle smart card
Foto: Donald Trung Quoc Don, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Più ingegneria che semplice produzione

Un dato aiuta a capire che tipo di azienda fosse Incard SpA. Al momento dell’acquisizione contava circa 290 dipendenti, e secondo ST gran parte di loro erano esperti tecnici impegnati in ricerca e sviluppo, sviluppo prodotto e supporto applicativo. Non solo una fabbrica di plastica e chip, quindi, ma un centro di competenze sul software e sulle applicazioni delle smart card.

Sesto produttore al mondo

Nel 2002, secondo la società di analisi Gartner Dataquest, Incard SpA era il sesto produttore di carte al mondo. Per un’azienda nata sette anni prima nel Mezzogiorno, in un settore dominato da gruppi francesi e tedeschi, era un risultato di rilievo, ottenuto soprattutto grazie alla forza nel mercato telecom.

L’acquisizione da parte di STMicroelectronics

L’annuncio del 22 maggio 2003

Il 22 maggio 2003 STMicroelectronics annunciò l’acquisizione dal Gruppo IPM delle attività e del business di Incard SpA. Il comunicato, depositato anche presso la SEC statunitense, indicava un corrispettivo di 75 milioni di euro in contanti. La stampa specializzata internazionale, da EE Times a EDN, riportò la notizia sottolineando il controvalore di circa 87,7 milioni di dollari.

Incard SpA passò a STMicroelectronics nel 2003: edificio ST a Catania, Italia
Foto: Webonline2007, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Perché ST voleva Incard

ST si presentava allora come il secondo fornitore mondiale di chip per smart card. Con Incard SpA il gruppo faceva un passo lungo la filiera: non più solo il silicio, ma anche la carta finita, il software e il supporto alle applicazioni. L’operazione si affiancava alla recente acquisizione di Proton World International, specializzata nel software per smart card in ambito bancario e finanziario. Maurizio Felici, allora responsabile della divisione Smart Card di ST, spiegava che le soluzioni richieste dal mercato erano sempre più complesse e che grazie a Incard ST avrebbe potuto offrire una gamma completa, “dai chip ai sistemi completi”, a clienti come banche e operatori telefonici.

Il rapporto con IPM dopo la cessione

L’acquisizione non chiudeva i rapporti con IPM. Secondo il comunicato, l’operazione nasceva da una lunga collaborazione tra i due gruppi e prevedeva un accordo di lungo periodo per individuare insieme nuove opportunità nel campo delle smart card: terminali, sicurezza, WLAN, mobile business e applicazioni telecom. L’amministratore delegato di Incard, Simone Cavallo, commentava che il mercato avrebbe accolto con favore una combinazione di competenze e risorse senza precedenti.

Che cosa ci lascia la storia di Incard

Un polo tecnologico nel Mezzogiorno

La vicenda di Incard SpA dimostra che anche in Italia, e in particolare in Campania, è stato possibile costruire un’azienda competitiva a livello mondiale in un settore ad alta tecnologia. Il valore di Incard SpA, come riconosceva lo stesso acquirente, stava soprattutto nelle persone e nelle competenze tecniche accumulate a Marcianise.

Dalle SIM ai pagamenti contactless

Le competenze su cui Incard aveva costruito la sua crescita, cioè chip sicuri, sistemi operativi per carte e applicazioni telecom, sono le stesse che oggi rendono possibili i pagamenti con lo smartphone, come raccontiamo nell’articolo su NFC e pagamenti contactless. Continueremo a seguire questo filo negli altri articoli della categoria Smart Card e NFC.

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